ottobre 2025

Franco Sasso, il Professore del vino

Vitinerario® a Rionero – Franco Sasso “Il Professore”

Un incontro che illumina il Vulture

Con il mio Vitinerario® ho avuto il piacere di trascorrere alcune ore con una figura la cui cultura enologica continua a far brillare Rionero in Vulture (PZ) e l’intera area produttiva dell’Aglianico.

Franco Sasso, per tutti “Il Professore”, mi accoglie con la sua consueta cordialità in un tranquillo pomeriggio d’estate. Al suo fianco c’è l’inseparabile figlia Eugenia, con la quale mi lega un rapporto di rispetto e amicizia sincera.

Eubea: la cantina di famiglia

Ci accoglie la cantina di famiglia, Eubea. Nella lounge riservata agli ospiti, prende vita il racconto vivido e appassionato del Professore: un viaggio nel tempo che parte dai ricordi dell’infanzia e arriva fino al presente.

Perché “Il Professore”?

La prima curiosità nasce spontanea: perché tutti chiamano Franco “Il Professore”?

Lui sorride e racconta che all’inizio della carriera ha insegnato matematica ad Avigliano (PZ), in una scuola speciale: l’istituto penale minorile. Un’esperienza dura ma preziosa, che ricorda con orgoglio perché gli ha permesso di aiutare concretamente molti ragazzi e le loro famiglie a uscire da situazioni difficili.

Oggi quel soprannome ha un significato ancora più ampio: non è soltanto memoria della professione, ma anche riconoscimento spontaneo di chi lo considera un punto di riferimento nella viticoltura lucana.

Radici e lezioni di vita

Franco è nato il 19/02/1939 e Rionero è la sua terra. Parlando della famiglia, ricorda con gratitudine l’affetto ricevuto e si considera fortunato soprattutto per il legame profondo con il padre: un uomo attento alle relazioni, vignaiolo stimato per passione, serietà e onestà.

È da lui, dice Franco, che ha imparato una lezione fondamentale: fin da giovane ha “respirato l’aria del vino”.

Studio, sperimentazione, visione

Ripensando a quegli anni, Franco divideva il suo tempo tra l’Università di Bari (lezioni ed esami) e le vacanze trascorse accanto al padre in cantina. Un patrimonio di conoscenze che lo accompagna ancora oggi.

In azienda è sempre stato lui, grazie a studio e sperimentazione costante, a stabilire tempi e metodi di vinificazione.

Scienza e cuore

A un certo punto, racconta Franco, ha preso piena consapevolezza delle proprie capacità enologiche: frutto dell’esperienza sul campo, ma anche dell’amore per i vigneti, il paesaggio, i profumi e le emozioni che sanno trasmettere.

Meticolosità, attenzione al dettaglio e cura quotidiana sono essenziali per creare un vino d’eccellenza. In poche parole, per fare questo mestiere servono due ingredienti: scienza e cuore.

Il Professore mi racconta di essersi innamorato del suo lavoro poco alla volta, emozionandosi ogni volta che vedeva gli altri commuoversi assaggiando i suoi vini.

Ròinos: un vino simbolo

Quel percorso trova una tappa decisiva grazie al supporto di Eugenia e alla nascita, nel 2001, del vino firma dell’azienda: l’Aglianico del Vulture Ròinos.

Quando gli chiedo un ricordo particolarmente toccante, Franco parla di un viaggio in Svizzera nel 2004, durante un tour con alcuni dei migliori produttori italiani. In quell’occasione nacque anche un’amicizia sincera con Antonio Caggiano di Taurasi e arrivò un riconoscimento importante: l’Associazione Sommelier Svizzera, insieme ai produttori presenti, brindò con Ròinos, consacrando quel vino tra i grandi nomi italiani.

Ròinos 100: 1922–2022

Il Professore mi mostra poi un’edizione speciale: Ròinos 100, un Aglianico del Vulture DOCG Riserva 2012 creato per celebrare i 100 anni di storia aziendale (1922–2022).

La bottiglia, numerata, riporta un’etichetta commemorativa con parole chiave che raccontano questo lungo viaggio: History, Passions, Dreams, Research, Emotions.

Un momento “immortalato”

Franco ricorda con entusiasmo il primo travaso di Ròinos, un momento speciale immortalato dai fratelli Paolo e Vittorio Taviani. I registi documentarono l’operazione e intervistarono Franco, realizzando un servizio televisivo che fissò nel tempo il simbolo di un’eccellenza lucana.

Una dedica che diventa poesia

Parlando di affetti, Franco mi spiega che Ròinos non è soltanto un prodotto di successo: è soprattutto una dedica a Roberto, suo nipote e figlio di Eugenia.

Il nome nasce dall’unione della “R” di Roberto (allora bambino) con la parola greca antica òinos, che significa “vino”. Così è nato Ròinos.

Franco ricorda una sera d’estate in cui “il mio piccolo Roberto” gli chiese di andare in vigna. Lì il bambino iniziò ad abbracciare le viti con devozione, parlando con loro e con Venere, la stella della sera. Un momento così suggestivo da ispirare una decisione fondamentale: il nome del vino destinato a diventare simbolo di Eubea.

Ogni bottiglia di Ròinos porta infatti questa dedica in controetichetta: “Dedicato al piccolo Roberto che, da una stella nel cielo, volò su una vite e la rese magica.”

Un privilegio ascoltare il Professore

Da questa conversazione emerge la determinazione e l’orgoglio di un uomo dinamico e instancabile, sempre in prima linea, impegnato a creare un vino capace di riflettere visione, anima e dedizione.

Ascoltare Franco Sasso—i suoi racconti, le sue opinioni e anche le sue critiche (sempre costruttive) sul mondo del vino—è un privilegio che si trasforma in un momento prezioso, quasi didattico: un’occasione capace di arricchire chiunque e di emozionare.

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