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Fabio Mecca, vent'anni da enologo
Ci sono persone che il vino non lo scelgono, è il vino a scegliere loro. Fabio Mecca è una di queste. Vent’anni di carriera da enologo non sono solo un traguardo temporale, ma un percorso fatto di terra sotto le unghie, silenzi di cantina, attese pazienti e scelte mai urlate. Con Fabio ci conosciamo da anni e l’amicizia che ci lega va oltre il calice, è fatta di stima, confronti sinceri e valori condivisi.
La sua passione per il vino affonda le radici nell’infanzia, tra botti e filari. Nato praticamente in cantina, Fabio cresce respirando l’aria della tradizione vinicola lucana, grazie soprattutto alla figura materna, appartenente alla famiglia Paternoster. È lì che impara il rispetto per la terra, l’amore per il mestiere e la dedizione totale che questo lavoro richiede. Diventare enologo non è mai stata una scelta razionale, ma un destino naturale, abbracciato con consapevolezza. Trasformare un grappolo in emozione, custodire i segreti della terra e raccontarli attraverso il vino.
Ripensando ai suoi vent’anni di enologia, Fabio parla di un tempo che è volato via, lasciando però segni profondi. Le partenze all’alba, le prime fermentazioni, il silenzio ovattato delle botti e l’aria fresca tra i filari sono immagini che ancora oggi accompagnano il suo lavoro. Ogni giorno in cantina è un rito, ogni bottiglia una storia, ogni annata un capitolo di un racconto che cresce insieme a lui. Un percorso che gli ha insegnato, soprattutto, a rispettare i tempi della natura e a tradurre il territorio in un’emozione liquida.
Se potesse tornare indietro al primo giorno da enologo, il consiglio che darebbe a se stesso sarebbe uno solo: “non avere fretta”.
Luigi Chiera
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19 mar 2026