I due giorni trascorsi a fine febbraio 2026 con Donato, Nicola e Paolo Patrone non sono stati soltanto un’occasione di degustazione o di visita in cantina, ma un momento di riflessione profonda sul senso stesso del fare vino oggi. Da questa esperienza ho tratto una consapevolezza chiara... inseguire la perfezione è un esercizio sterile, perché la perfezione, per sua natura, non è raggiungibile. La famiglia Patrone lo sa bene e lo rivendica con un’umiltà rara, quasi controcorrente rispetto a una narrazione del vino che spesso ricorre a superlativi e assoluti. Al centro del loro lavoro non c’è l’ossessione della perfezione, ma il valore dell’attenzione. Un’attenzione che si manifesta in molte forme. La fedeltà alle scelte storiche di famiglia, portate avanti con coerenza e determinazione, la cura meticolosa del lavoro in vigna, a 850 metri sul livello del mare, dove le condizioni climatiche impongono rigore e pazienza, la volontà di esplorare nuove possibilità produttive senza snaturare l’identità aziendale, la ricerca continua e, soprattutto, il coraggio di sperimentare. In questo contesto si inserisce il percorso di rinnovamento avviato nell’estate 2025, quando Cantina Giorni ha scelto di affidarsi all’enologo Fabio Mecca. Non una semplice consulenza tecnica, ma un dialogo progettuale fondato su visione condivisa e confronto costante. Insieme hanno intrapreso un lavoro di affinamento e innovazione che non rompe con il passato, bensì lo valorizza e lo rende più consapevole. Il cuore produttivo resta il Cabernet Sauvignon, l'“uva francese”, come viene chiamata in zona, che a questa altitudine e con escursioni termiche non indifferenti, trova un’espressione peculiare, fatta di tensione, verticalità e carattere. La linea si consolida attorno ai rossi identitari della casa, Plinia del Calace, Orneto e Sciffrà, ciascuno con una propria cifra stilistica ma accomunati da profondità e riconoscibilità territoriale. A questi si affiancano il rosé Tinterio, che interpreta il vitigno con leggerezza e una punta di audacia, e un nuovo bianco, sorprendente per freschezza e incisività, anch’esso da Cabernet Sauvignon, degustato in anteprima. Il bianco da Cabernet è un progetto che testimonia la volontà di spingersi oltre i confini consueti del vitigno, esplorandone possibilità meno convenzionali. La visita alle vigne, la cena conviviale, la masterclass dedicata a Sciffrà e il pranzo conclusivo, arricchiti dalla presenza dei Metodi Classici di famiglia Arioso e Arioso Rosè, non sono stati semplici momenti collaterali, ma tappe di un racconto coerente. Hanno fatto emergere con chiarezza il desiderio della cantina di aprirsi a un pubblico più ampio, curioso e attento, alla ricerca di nuove interpretazioni del panorama lucano. Personalmente, ho particolarmente apprezzato lo Sciffrà 2021, il 2017 e il 2015 Riserva, oltrechè la bollicina Rosè millesimata 2016 e il sorprendente Tinterio del 2024, riservando il mio giudizio sul bianco a quando i tempi saranno maturi. Cantina Giorni non promette perfezione, promette impegno, studio, ascolto del territorio e una tensione costante verso il miglioramento. Ed è forse proprio questa onestà intellettuale, unita alla solidità del progetto, a rappresentare il suo tratto più distintivo.